

Ore 7e45 come tutte le mattine apre gli occhi prima ancora che la sveglia suoni, tempo un minuto,infatti, e un suono polifonico da cellulare di ultima generazione si propaga nella stanza:è giunta l’ora di alzarsi.
Piedi a terra, si stiracchia un po’ e si trascina verso il bagno,una doccia veloce,una lavata ai denti, e uno sguardo a se stesso attraverso quello specchio quadrato con i bordi azzurri che mai riesce a riprodurre un riflesso fedele...tutte le mattine la stessa storia:“e oggi chi è quello là?”
Si veste, afferra le chiavi dell’auto e richiude la porta alle sue spalle.
Mentre è in fila al semaforo,come tutte le mattine, ascolta la sua radio preferita. E sulle note di Skin “Just let the sun “ incrocia con il suo lo sguardo di una ragazza alla guida dell’auto che lo affianca e per un istante riflette su ciò che è appena avvenuto:
uno sguardo, una mancata prontezza di dare voce a quello scambio visivo - “avrei almeno potuto salutare"- invece si ritrova a guardare altrove.
Pensa a tutte quelle volte che gli capita,durante la giornata, di venire a contatto con delle persone di cui ricorda un profumo, una smorfia del viso,un gesto legato a un preciso momento, proprio quello in cui lui era presente, e a quante volte ha quell’istinto di comunicare, di dare un seguito agli sguardi, di abbattere quella barriera che impedisce la connessione occhi – bocca – voce .
Riflette sull’incapacità di dialogo tra le persone, su come sia difficile penetrare quello schermo protettivo che ciascuno di noi si crea quando si ritrova da solo, per la strada, in ascensore, in fila al semaforo..
....
Prende consapevolezza della sua poca predisposizione all’incontro verbale, di quanto preferisca che le parole restino pensieri, di quanto l’indifferenza abbia preso il sopravvento sulla curiosità.
La fila riprende a scorrere e lui si ritrova nel parcheggio aziendale, al posto assegnatogli dopo i 12 anni e 5 mesi (quasi) di ligio servizio.
Ancora tre minuti di marciapiede affollattissimo lo dividono dalla sua scrivania.
Mentre cammina spalla a spalla con altri individui che vagano in pensieri completamente esclusivi, la sua attenzione viene catturata da una strana ragazza che è appoggiata ad una vetrina e che lui è convinto lo stia osservando da quando è sceso dall’auto.
Si avvicina un po’ di più,e lo sguardo di lei non si abbassa, non si ritrae ..
è giunto il momento di mettere alla prova questa sua volontà di dare inizio a un dialogo, di volersi lasciare andare alla spontaneità, di creare qualcosa che vada oltre al ricordo di un’impressione ricevuta da uno sguardo rubato.
Eppure la ragazza non sembra cambiare espressione quando lui le si avvicina, non si mostra turbata,
non un sorriso, non una piega diversa del volto - quasi lui non esistesse, non ne percepisse l’esistenza.
...
Le è quasi di fronte, inizia a dire qualcosa che suona come “ scusami , ma ..... scusa!!! ..mah.. - ehi perdonami ma - poco fa mentre ero in macchina stavo riflettendo sull’importanza di dare continuità a quella scintilla che sembra innescarsi quando due persone estranee si trovano per caso a guardarsi negli occhi e siccome mi è sembrato che .... ehi!!!.. ma mi senti ??”
In quel mentre solleva lo sguardo, come in un attimo di lucidità, quando si pensa, cazzo che figura di merda che sto a fare, e allora si cerca con lo sguardo la propria immagine riflessa per passarla sotto il controllo critico del proprio io,
...
alza lo sguardo per cercare il suo riflesso nella vetrina e non lo trova, non c’è nessuno a 5 cm dalla ragazza, non c’è lui che imbarazzato si sta guardando alla vetrina per sembrare meno a disagio e non c’è lui quello del riflesso infedele dello specchio quadrato coi bordi azzurri ..
Semplicemente non esiste.